Lo ammetto. Hanno vinto loro. All’ennesima sessione del circo burocratico, loro, i messi dei togati l’hanno avuta vinta. Almeno per oggi [leggi ieri], ove è di regola lo stato catatonico post sessione B. Certo, c’è da dire che la sfiga e il mio corpo maldestro, attaccato ad una testa svanita, hanno seriamente peggiorato la situazione. Ma tant’è che al solito i tempi e il numero, quanto la qualità dei documenti hanno fatto la loro bella parte da protagonisti.
La seconda fase dell’entrata nella propria casa è BEN LUNGI dall’essere repentina, come volevasi dimostrare, prova ne è stata la “ricognizione accurata e approfondita” dell’appartamento ovvero “l'Etat des lieux d'entrée”. All’uopo se n’è occupata una professionista superpartes e devo dire anche superfiga, classica manager parigina con una mise che le avrei rubato volentieri, e grazie al cielo veramente simpatica e alla mano. Infatti nella prima mezz’ora abbiamo chiacchierato come due collegiali, poi le forze mi hanno abbandonato. Poiché l’ispezione è durata 1ORAEMEZZA. Non solo ha annotato tutti i particolari salienti della magione, ma ha fatto pure delle foto laddove rilevava particolarità fuori dalla norma, come uno sbrego sulla porta del bagno tinta di blu et similia. Mi ha talmente impressionato che al momento sto trattando le studiò come se fosse stato concepito rifinito e fabbricato dalla casa Swarovski!!!!
Al secondo giorno penso: è ora del conto in banca.
Adesso ho il domicilio (che serve appunto), non mi ferma più nessuno. Toh! Che culo…ho la posta qui vicino, toute de suite aprirò il mio conto (questa è la prova magna che sono veramente recidiva o opero una costante rimozione). Avevo già letto su internet che il contratto dell’appartamento NON costituiva un “justificatif de domicile” (se ci sono 2 cose che i burocrati amano sono i justificatifs e le quittances –ricevute-, secondo me hanno una sorta di transfert erotico lessicale, per cui quelle 2 paroline magiche udite nel talamo, li trasforma in lussuriosi animali d’accoppiamento!!!!). Quindi m’ero premunita, portando la ricevuta del bonifico di pagamento dell’affitto.
Della banca italiana.
(…)
Mi dirigo verso l’incaricato per l’apertura dei conti. E mi ritrovo vis à vis con il gemello Pinco Panco del paese delle meraviglie, espressivo come la scrivania di formica grigio ceruleo scuro di fronte alla quale eravamo seduti. Tanto che a volte sperando in un cenno di conforto, guardavo la scrivania. Allora mi concentro su tutte le parole e la sintassi francese acquisita in 10 anni di studi+2 mesi di vita in Francia e gli spiego la mia tattica per il justificatif (non so se sono stata abbastanza chiara, ma ESSO costituiva il nodo gordiano della situazione). Lui mi ascolta, impassibile, prende i documenti, li guarda….un 7, 8 volte. Penso che la pena di uno studente non preparato di fronte al severissimo prof, in confronto è un senso di relax. Quindi (omettendo di dirmi che quei documenti non erano validi come justificatif) mi chiede se ho fatto la garanzia alla casa. YESSSSS!!!. Se ho la famigerata quittance. YESSSS!!!. Se posso andare a prenderla. Mais surement mais oui j’arrive toute de suite!!!
Ed ecco che il mio corpo mi frega. Vado a casa, prendo tutti i documenti della garanzia, che mica c’è scritto su quittance..siéééé. Scendo quei tipicissimi scalini dei palazzi francesi cioè, piccolini in legno sdrucciolo e torti a chiocciola, ometto di accendere la luce, poiché quella che c’era mi sembrava sufficiente e hop là, arrivata agli ultimi tre in 0,001 secondi rovino tragicamente a terra, mentre in una dilatazione percettiva temporale simile al rallenti, sento la caviglia che si torce verso l’interno di 90 gradi e il ginocchio che sbatte sul pavimento.
UN MALE!!!! IN-DI-CI-BI-LE (tanto che non sono nemmeno riuscita a snocciolare un rosario di moc….)
Rimango in posizione fetale per 5 minuti con in testa la linea piatta del dolore. Ma come Trinity, che dopo essere volata da un palazzo ad un altro, passando per una finestrucola ed essere pure lei rotolata fino in fondo alle scale, guardando, mascella tesa e pistole puntate, la finestra in alto di fronte a sé, aspettando di vedere arrivare i cattivissimi Mr. Smith, mi sono detta con la stessa determinazione senza appello:
“Alzati, Manuela!”
(e chi non ha mai visto Matrix, VERGOGNA!!!).
Diversamente da Trinity ho iniziato a ballonzolare come il gobbo di Notre Dame, invece di saettare verso l’uscita. Torno alla posta con delle gambe ferme come quelle di una marionetta e con un volto impassibile come la sedia di fronte alla scrivania di formica.
Siamo andati avanti con la pratica. Mi spiega tutto. Capisco un decimo a parte le cose che mi interessavano. Faccio pure un minimo di versamento, cosicché chiedo tranquilla e paciosa se il conto era già attivo.
Secondo voi?
Altro must burocratico, altre paroline sexy: “la sede centrale”, che io una volta ne voglio scovare una di sedi centrali e piazzarci del tritolo. Prima si mandano tutti i documenti là e dopo una settimana i togati della SC emettono responso, circa la loro autorizzazione o meno, una volta presa visione dei documenti (25pagine). Ma il mio Panco Pinco mi ha confessato il suo ottimismo, e miracolo, un angolino della bocca ha pure fatto l’ombra di un accenno di sorriso. Ha gradito anche la scrivania.
Durata dell’operazione: 2 ore.
Altra quisquilia da sbrigare era la cosiddetta voltura. Ma anche in questo caso: SEMPLICISSIMO! Chiamo un numero, gli do il mio nome, et voilà il contratto dell’EDF, l’elettricità, è a nome mio.
La telefonata va fatta dall’appartamento così si rileva l’indirizzo automatico.
Tacche di Orange nell’appartamento:
zero.
(…)
Vado fuori, seduta da qualche parte:
Prima telefonata (50 e passa cent al minuto) :
- blablabla automatico poi s’arriva al punto
- ioa jwgjpàJ BJOàOJ FO jigp jo oèoè
- Attacco.
Seconda telefonata:
- blablabla automatico poi s’arriva al punto
- ioa jwgjpàJ BJOàOJ FO jigp jo oèoè, prego fornire il rid bancario.
- Ma porca d’una trxxxxxxxxx!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (mentre attacco)
Giorno dopo. (Trinity non si sarebbe arresa!!!)
Terza telefonata:
- non so come riesco a parlare dopo 5 minuti d’attesa e tre euro, con una. Le spiego tutto, lei si fa capire benissimo, abbiamo quasi concluso.
- Tac! Casca la linea.
- Credito esaurito.
(…)
Ero nel mio Internet Cafè preferito, conveniente quanto un Rolex, ma con un tipo troppo simpatico con il quale ho fatto amicizia toute de suite da quando sono arrivata in terra francese. Quindi gli chiedo dov’è il tabacchi più vicino per una ricarica.
Ovvero al centro commerciale Les Halles, a due passi certo, ma pieno come un ovo!!!! Vado, faccio la ricarica, dovevo per l’appunto passare da un negozio al -2 piano….mi avvio, giro, traduco le indicazioni, prendo una scala mobile convinta alla fine di averci preso…
...e mi ritrovo fuori. Proprio fuori dal Centro!
(…)
Vabbeh.
Quarta telefonata.
Obiettivo raggiunto.
Durata pratica: 40 minuti. (m’hanno chiesto pure se volevo ridipingere le pareti casa… di grigio ceruleo).
Omettendo di descrivere quindi l’ultima pratica che ho dovuto fare per mettere internet e telefono in casa, durata anch’ella un’oretta buona (anche in questo caso il togato non si è risparmiato nemmeno un oncia di piacere, ricorrendo a tutte le paroline sexy, quindi avrò la connessione entro 10 giorni!!), ho letteralmente dissipato due pomeriggi di vita parigina. Fortunatamente nel secondo pomeriggio avevo con me il peluche, con la quale abbiamo fatto anche un po’ di shopping, finché stremate non ci siamo buttate verso l’uscita da quella baraonda di Les Halles.( Nemmeno l’instancabile peluche può resistere a tanto!!!!)
E io me ne sono tornata mesta e claudicante verso casa.
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