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sabato 1 ottobre 2011

Conclusione del tormentone


E qui si spera sia finita la démarche, anche perché ne avrei un po’ le palle piene, disait la princèsse….
In tutto questo pandemonio non penserete mica che non mi sia goduta la mia splendida Parigi?…Ma potevo durare IO una settimana se non abitassi qui?!?!? Ci pensavo stamani mentre attraversavo uno dei ponti dei due isolotti della Senna, uno degli endroits les plus superbes de la Grande Dame! Mi sono affacciata sul fiume, mentre su di me scendeva la beatitudine stendhaliana (ma non sono svenuta) e ho realizzato che Parigi vale tutta la produzione mondiale di Lexotane, Tavor e Prozac …. Cammini per le sue strade e ti nasce un sorriso sul volto con la stessa naturalezza d’un volo di rondine! Anche dopo 7 ore ininterrotte al pc, con la bavina alla bocca come gli internati, l’occhino pio dovuto allo sfarfallio dello schermo e il tremolio psicotico delle dita che continuano a ticchettare sulla tastiera, mi trascinavo fuori a fare un giro e…si aprivano dei mondi che in effetti, sono al di là dell’universo conosciuto! Parigi è la mia città, probabilmente l’ho vissuta e rivissuta in tutti i libri che ho letto, la sindrome converge sicuramente con la mia passione per la letteratura francese, ma c’è da dire che la Grande Dame si è data da fare per rappresentare il bon gout e la pienezza culturale che la caratterizza da più di 700 anni, è un inno alla bellezza nella sua veste più sfarzosa ma ricercata, profonda ma soave. I famosi coins de rue cantati da Juliette Greco sono delle perle di armonia, dove la nostalgia e la dolcezza s’incontrano in sfumature oniriche.
Sono finita nel poetico….ma come si fa a non scivolarci…quando perfino la lamiera contorta di una tettoia diventa poetica all’interno di un abbraccio di camini sugli ondulati tetti grigioazzurri?

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