E qui si
spera sia finita la démarche, anche perché ne avrei un po’ le palle piene,
disait la princèsse….
In tutto
questo pandemonio non penserete mica che non mi sia goduta la mia splendida
Parigi?…Ma potevo durare IO una settimana se non abitassi qui?!?!? Ci pensavo
stamani mentre attraversavo uno dei ponti dei due isolotti della Senna, uno
degli endroits les plus superbes de la Grande Dame! Mi sono affacciata sul
fiume, mentre su di me scendeva la beatitudine stendhaliana (ma non sono
svenuta) e ho realizzato che Parigi vale tutta la produzione mondiale di
Lexotane, Tavor e Prozac …. Cammini per le sue strade e ti nasce un sorriso sul
volto con la stessa naturalezza d’un volo di rondine! Anche dopo 7 ore
ininterrotte al pc, con la bavina alla bocca come gli internati, l’occhino pio
dovuto allo sfarfallio dello schermo e il tremolio psicotico delle dita che
continuano a ticchettare sulla tastiera, mi trascinavo fuori a fare un giro e…si
aprivano dei mondi che in effetti, sono al di là dell’universo conosciuto!
Parigi è la mia città, probabilmente l’ho vissuta e rivissuta in tutti i libri
che ho letto, la sindrome converge sicuramente con la mia passione per la
letteratura francese, ma c’è da dire che la Grande Dame si è data da fare per
rappresentare il bon gout e la pienezza culturale che la caratterizza da più di
700 anni, è un inno alla bellezza nella sua veste più sfarzosa ma ricercata,
profonda ma soave. I famosi coins de rue cantati da Juliette Greco sono delle
perle di armonia, dove la nostalgia e la dolcezza s’incontrano in sfumature
oniriche.
Sono finita
nel poetico….ma come si fa a non scivolarci…quando perfino la lamiera contorta
di una tettoia diventa poetica all’interno di un abbraccio di camini sugli
ondulati tetti grigioazzurri?
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