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venerdì 28 ottobre 2011

Il pellegrinaggio (illustrato)

(questo post è dedicato a mia madre e a Carmen, poiché invero credo che saranno le uniche ad apprezzarlo fino in fondo, la prima per la connaturata curiosità materna, che anela sapere e vedere tutto ciò che riguarda la sua prole, la seconda per la sua connaturata immane curiosità tout-court!!!)

Ebbene sì, come Mosè sono infine anch’io giunta nella casa promessa, anche senza la manna dal cielo, nonostante una peregrinazione eccellente. 

I miei primi 5 giorni a Parigi li ho passati in una casetta bizzarra, vale per tutti la doccia nel cucinotto come potete visionare qui sotto (la porta a sinistra)


e un piccione affezionatissimo che se ne stava immobile notte tempo a tenermi compagnia.
Posizionata  in un quartiere che ho adorato: Alesia nel 14simo, dove ho scoperto una libreria fornita dei DVD della Comedie Française, gestita da un corso mezzo italofono, nonché sommo erudito di letteratura francese e dal suo collega, esperto in questioni politiche. Schiacciato un pippone di mezz’ora sull’indipendenza dei popoli, ove mi ha sconvolto confidandomi che Bossi lega con qualcuno al potere nella fazione basca per l’indipendenza!! Un quartierino ove, come già accennato, trovavo TUTTO!!!
E mi pascevo nei miei vagabondaggi, essendo anche vicino allo splendido Montparnasse, quando il fato mi ha sbattuto in quel lindissimo albergo all’estremo confine del 12simo, circondato dai lavori della T3, ma fortunatamente allietato dal concierge più disponibile del mondo. Uno. L’altro era da testata subitanea.

Questo è il modo in cui si presenta l’albergo io non so se una camera simile esista realmente, per rendere l’idea di quella che era la mia, basta togliere tutta la trama disegnata e lasciare un rosso oscurato dallo sporco, sostituire il legno a parete con un muro bianco e ritroverete esattamente la cella monacale, dove ho passato fortunatamente solo 4 notti.
Il mio “studio” era situato nell’ampia e accogliente stanza del petit-dejeuner proprio nell’angolo in fondo, dove attaccavo la presa del pc e lasciavo che la luce del giorno lentamente svanisse, mentre smanettavo alla ricerca di un’altra dimora, delle due mancate spazzine dell’ambasciata, di Egide… finché mi rendevo conto che la sessione doveva finire, essendo buio pesto.


Tanta ricerca è stata infine ricompensata con un B&B, che in pratica era un appartamento, con tutte tutte le comodità, nel II arrondissement, praticamente dietro l’angolo dove vivo adesso.


da notare la bellezza del circondario e de la maison. Lì mi sono proprio sdata. Per un pochino anche insieme alla bionda.

V’è stato poi il passaggio da Egide, laddove avrei dovuto avere un appartamento immantinente, mi sono ritrovata senza e a non avere scelta, se non cercarmene uno. Indi ricollocata nelle Residence Etudiantes: di cui la prima, a Montparnasse era favolosa, come si può ben notare anche solo dalla vista

ma dove sono rimasta ahimè solo 2 giorni, mentre la seconda, in cui ho vissuto due lunghe settimane passate con il contagocce della depressione, si colloca in quel piccolo buco di banlieu chiamato Saint Maurice, che ha talmente ispirato la mia fantasia, da ricavarne solo le immagini seguenti


In cui si può intravedere l’entrata del residence……..una poesia.

Nel frattempo era iniziata la caccia alla casa. Tra le più significative si annoverano sicuramente:
  1. il buco a forma di casa con paraventi penzolanti al posto di ante d’armadio, e sportelli wild-west come entrata nel cucinotto, insomma ti giravi e sbattevi in qualcosa, proprietario un vietnamita di seconda generazione, che a capirsi al telefono era un terno al lotto, eppure l’unico così gentile da CAPIRE la situazione e mandarmi l’indirizzo, l’ora e quant’altro tramite SMS. Pratica direi elementare, ma che nessuno di quei venditori ambulanti di case ha mai voluto fare. Risultato: sbagliata l’ora di un appuntamento e due indirizzi!!!
  2. Altra eccezionale dimora, vicino agli Champs: una scatola, con una vista ineccepibile su un cortile interno luminoso e molto parigino, in cui prima di aprire il canapé-lit (divano-letto) dovevi oculatamente scegliere la tua posizione, perché poi non ti potevi più muovere.
  3. Occasioni mancate in una rue proprio dietro la meravigliosa libreria di cui sopra, poiché le dimore erano VUOTE. Fatica senza mobilia…..
  4. E infine primo premio ad una casa, in una zona del III arr. stile “il ritorno degli zombies” (infatti io e la bionda ce la volevamo svignare), che di fatto non abbiamo visto, perché l’addetto alla visione della stessa, dopo essersi fatto bellamente gli affari suoi, averci fatto aspettare 45 minuti, fatto fare e ricevere 10 telefonate del proprietario, che dalla voce e dai modi sembrava uscito da un romanzo di Zola (personaggio: il pappa), disturbato dalla nostra evidente irritazione (che Elena non ha mancato di vomitargli fulminea in faccia, mentre io lo guardavo come un mastino inferocito), non ci ha fatto nemmeno entrare nel portone, ne’ tantomeno vedere lo studiò, perché “il n’appreciait pas notre attitude”… ero talmente allibita che non sono riuscita a sverniciarlo in francese. Un fatto lapalissiano, per la sua intrinseca natura ovvia, è difficile da perorare! Se non con la classica testata di valenza lessicale internazionale!!!

Et finalment finalment (come canta Brel in una famosissima canzone) ho trovato il mio nido. Che di fatto è stata la prima casa vista. Buio come una cella di prigione ma novo di pacca, bello, con tutto, perfino la macchinetta Nespresso, che appena ho potuto mi sono fatta 3 caffè di seguito, percorsa da irrefrenabili brividi di piacere e soddisfazione, forno e microonde tutto insieme dal funzionamento venusiano (le ho provate tutte, poi vado a caso e procedo), lavatrice, tv, tutto accessoriato cioè piatti, lenzuola, casseruole…fino al ferro da stiro (grassa risata). Ciliegina sul dolce, il letto è su un soppalco in legno dipinto di bianco, con una libreria a muro fatta a VVVVV, la lampada come quella d’Amelie che si accende con una cordicella di sfere di metallo e un piumone adatto anche  alle notti artiche e dai classici colori parisiens.
Al portone accanto c’è un sexy shop, buttato lì, en passant, di fatto mi è stato narrato che attualmente vivo nella ex via delle prostitute (vi prego...astenetevi...sarebbe come sparare sulla croce rossa!!!! :))), che negli ultimi 15 anni è stata letteralmente “deprostituzionata”, eccettuato quelle 3 o 4 habituées un po’ datate, che stazionano fra chiacchere e lavoretti in fondo alla via, tipiche quasi come un corredo architettonico. Dimodochè questo quartiere è di stile cosiddetto bobò (bourgeoise-bohemien), solo i francesi riescono a creare queste paroline circensi, che io ovviamente adoro. E in effetti il quartiere è un po’ misto, con angoli altamente glamour, classici, dark, bohemien, e quant’altro. J’adore. Ovvio.
Et voilà











devo dire che è stato usato il grandangolo per fare queste foto, visto che sembra il doppio...ma in compenso rendono bene l'insieme....
E fino al 23 settembre 2012 non mi levo di qui nemmeno con le cannonate!!!


ecco...me la sono tirata....

The Cure 10:15 Saturday Night (Album Version)



...ma in realtà sono loro la mia vera e reiterata colonna sonora del blog!!!

Infine vinta

Lo ammetto. Hanno vinto loro. All’ennesima sessione del circo burocratico, loro, i messi dei togati l’hanno avuta vinta. Almeno per oggi [leggi ieri], ove è di regola lo stato catatonico post sessione B. Certo, c’è da dire che la sfiga e il mio corpo maldestro, attaccato ad una testa svanita, hanno seriamente peggiorato la situazione. Ma tant’è che al solito i tempi e il numero, quanto la qualità dei documenti hanno fatto la loro bella parte da protagonisti.

La seconda fase dell’entrata nella propria casa è BEN LUNGI dall’essere repentina, come volevasi dimostrare, prova ne è stata la “ricognizione accurata e approfondita” dell’appartamento ovvero “l'Etat des lieux d'entrée”. All’uopo se n’è occupata una professionista superpartes e devo dire anche superfiga, classica manager parigina con una mise che le avrei rubato volentieri, e grazie al cielo veramente simpatica e alla mano. Infatti nella prima mezz’ora abbiamo chiacchierato come due collegiali, poi le forze mi hanno abbandonato. Poiché l’ispezione è durata 1ORAEMEZZA. Non solo ha annotato tutti i particolari salienti della magione, ma ha fatto pure delle foto laddove rilevava particolarità fuori dalla norma, come uno sbrego sulla porta del bagno tinta di blu et similia. Mi ha talmente impressionato che al momento sto trattando le studiò come se fosse stato concepito rifinito e fabbricato dalla casa Swarovski!!!!

Al secondo giorno penso: è ora del conto in banca. 
Adesso ho il domicilio (che serve appunto), non mi ferma più nessuno. Toh! Che culo…ho la posta qui vicino, toute de suite aprirò il mio conto (questa è la prova magna che sono veramente recidiva o opero una costante rimozione). Avevo già letto su internet che il contratto dell’appartamento NON costituiva un “justificatif de domicile” (se ci sono 2 cose che i burocrati amano sono i justificatifs e le quittances –ricevute-, secondo me hanno una sorta di transfert erotico lessicale, per cui quelle 2 paroline magiche udite nel talamo, li trasforma in lussuriosi animali d’accoppiamento!!!!). Quindi m’ero premunita, portando la ricevuta del bonifico di pagamento dell’affitto. 
Della banca italiana. 
(…)
Mi dirigo verso l’incaricato per l’apertura dei conti. E mi ritrovo vis à vis con il gemello Pinco Panco del paese delle meraviglie, espressivo come la scrivania di formica grigio ceruleo scuro di fronte alla quale eravamo seduti. Tanto che a volte sperando in un cenno di conforto,  guardavo la scrivania. Allora mi concentro su tutte le parole e la sintassi francese acquisita in 10 anni di studi+2 mesi di vita in Francia e gli spiego la mia tattica per il justificatif (non so se sono stata abbastanza chiara, ma ESSO costituiva il nodo gordiano della situazione). Lui mi ascolta, impassibile, prende i documenti, li guarda….un 7, 8 volte. Penso che la pena di uno studente non preparato di fronte al severissimo prof, in confronto è un senso di relax. Quindi (omettendo di dirmi che quei documenti non erano validi come justificatif) mi chiede se ho fatto la garanzia alla casa. YESSSSS!!!. Se ho la famigerata quittance. YESSSS!!!. Se posso andare a prenderla. Mais surement mais oui j’arrive toute de suite!!!
Ed ecco che il mio corpo mi frega. Vado a casa, prendo tutti i documenti della garanzia, che mica c’è scritto su quittance..siéééé. Scendo quei tipicissimi scalini dei palazzi francesi cioè, piccolini in legno sdrucciolo e torti a chiocciola, ometto di accendere la luce, poiché quella che c’era mi sembrava sufficiente e hop là, arrivata agli ultimi tre in 0,001 secondi rovino tragicamente a terra, mentre in una dilatazione percettiva temporale simile al rallenti, sento la caviglia che si torce verso l’interno di 90 gradi e il ginocchio che sbatte sul pavimento.
UN MALE!!!! IN-DI-CI-BI-LE (tanto che non sono nemmeno riuscita a snocciolare un rosario di moc….)
Rimango in posizione fetale per 5 minuti con in testa la linea piatta del dolore. Ma come Trinity, che dopo essere volata da un palazzo ad un altro, passando per una finestrucola ed essere pure lei rotolata fino in fondo alle scale, guardando, mascella tesa e pistole puntate, la finestra in alto di fronte a sé,  aspettando di vedere arrivare i cattivissimi Mr. Smith, mi sono detta con la stessa determinazione senza appello:
“Alzati, Manuela!” 
(e chi non ha mai visto Matrix, VERGOGNA!!!). 
Diversamente da Trinity ho iniziato a ballonzolare come il gobbo di Notre Dame, invece di saettare verso l’uscita. Torno alla posta con delle gambe ferme come quelle di una marionetta e con un volto impassibile come la sedia di fronte alla scrivania di formica.
Siamo andati avanti con la pratica. Mi spiega tutto. Capisco un decimo a parte le cose che mi interessavano. Faccio pure un minimo di versamento, cosicché chiedo tranquilla e paciosa se il conto era già attivo.
Secondo voi?
Altro must burocratico, altre paroline sexy: “la sede centrale”, che io una volta ne voglio scovare una di sedi centrali e piazzarci del tritolo. Prima si mandano tutti i documenti là e dopo una settimana i togati della SC emettono responso, circa la loro autorizzazione o meno, una volta presa visione dei documenti (25pagine). Ma il mio Panco Pinco mi ha confessato il suo ottimismo, e miracolo, un angolino della bocca ha pure fatto l’ombra di un accenno di sorriso. Ha gradito anche la scrivania.
Durata dell’operazione: 2 ore.

Altra quisquilia da sbrigare era la cosiddetta voltura. Ma anche in questo caso: SEMPLICISSIMO! Chiamo un numero, gli do il mio nome, et voilà il contratto dell’EDF, l’elettricità, è a nome mio.
La telefonata va fatta dall’appartamento così si rileva l’indirizzo automatico.
Tacche di Orange nell’appartamento: 
zero.
(…)
Vado fuori, seduta da qualche parte:
Prima telefonata (50 e passa cent al minuto) :
  • blablabla automatico poi s’arriva al punto
  • ioa  jwgjpàJ BJOàOJ  FO jigp jo oèoè
  • Attacco.

Seconda telefonata:
  • blablabla automatico poi s’arriva al punto
  • ioa  jwgjpàJ BJOàOJ  FO jigp jo oèoè, prego fornire il rid bancario.
  • Ma porca d’una trxxxxxxxxx!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (mentre attacco)

Giorno dopo. (Trinity non si sarebbe arresa!!!)
Terza telefonata:
  • non so come riesco a parlare dopo 5 minuti d’attesa e tre euro, con una. Le spiego tutto, lei si fa capire benissimo, abbiamo quasi concluso.
  • Tac! Casca la linea.
  • Credito esaurito.

(…)
Ero nel mio Internet Cafè preferito, conveniente quanto un Rolex, ma con un tipo troppo simpatico con il quale ho fatto amicizia toute de suite da quando sono arrivata in terra francese. Quindi gli chiedo dov’è il tabacchi più vicino per una ricarica.
Ovvero al centro commerciale Les Halles, a due passi certo, ma pieno come un ovo!!!! Vado, faccio la ricarica, dovevo per l’appunto passare da un negozio al -2 piano….mi avvio, giro, traduco le indicazioni, prendo una scala mobile convinta alla fine di averci preso…
...e mi ritrovo fuori. Proprio fuori dal Centro!
(…)

Vabbeh.
Quarta telefonata.
Obiettivo raggiunto.
Durata pratica: 40 minuti. (m’hanno chiesto pure se volevo ridipingere le pareti casa… di grigio ceruleo).

Omettendo di descrivere quindi l’ultima pratica che ho dovuto fare per mettere internet e telefono in casa, durata anch’ella un’oretta buona (anche in questo caso il togato non si è risparmiato nemmeno un oncia di piacere, ricorrendo a tutte le paroline sexy, quindi avrò la connessione entro 10 giorni!!), ho letteralmente dissipato due pomeriggi di vita parigina. Fortunatamente nel secondo pomeriggio avevo con me il peluche, con la quale abbiamo fatto anche un po’ di shopping, finché stremate non ci siamo buttate verso l’uscita da quella baraonda di Les Halles.( Nemmeno l’instancabile peluche può resistere a tanto!!!!)
E io me ne sono tornata mesta e claudicante verso casa.

sabato 22 ottobre 2011

La Sverniciata


La saggezza popolare - anche se io credo più nella stoltezza di massa, forse perché fino a un mese fa vivevo in Italia – sòle ricordare, nei tristi e bui momenti della vita che “al peggio non c’è mai fine” invero io ho sempre apprezzato di più l’aforisma d’autore ignoto “le cose non vanno poi così male se possono peggiorare”. Mai proverbio e perifrasi furono più appropriati per descrivere l’inesorabile aberrazione di cui la massima intellighenzia dell’Ambasciata Francese di Roma, inevitabilmente fece mostra, allorché decise dopo tempi incontrovertibilmente inappropriati e per lunghezza e per efficacia, di farmi una telefonata.
Insieme alla bionda eravamo incappate involontariamente in un pomeriggio shopping, inconsapevolmente dico perché in realtà decise ad andare a vedere la mostra di Diane Arbus, ma folgorate all’improvviso da una realtà di fatto, ovvero che la mia autonomia vestiario copriva 10 giorni, quindi a meno di non dovere lavare le stesse 3 o 4 cose una decina di volte in un mese, convenimmo che, qualche acquisto per arginare l’emergenza, era d’obbligo. Il Piccolo Lord, con il suo fiuto impeccabile per i negozi dove riesci in un voilà a dissipare la quantità di denaro pari a mezzo stipendio medio della defunta classe borghese, mi condusse nel famigerrimo Comptoir de Cotonnier (e non dico celebre a torto visto che una tipa sugli Champs, vedendomi con una busta del suddetto negozio, mi ha chiesto se ce n’era uno sul posto, con un vispo interesse da tossica). Eravamo quindi in uno dei paradisi in terra della bionda, e in effetti i capi proposti erano davvero all’altezza dell’epiteto, indi scelgo 3 o 4 capi che in tutto valevano un affitto mensile, entro in camerino e inizio a provarli. La Madame commessa mi porta un paio di pantaloni, che a suo avviso potevano essermi graditi, mentre me li provo, arriva la telefonata.
Risponde Elena.
Mi si infila nel camerino dicendomi che era l’ambasciata.
Ignorando il consistente rimescolio nello stomaco che si stava espandendo stile incendio boschivo, rispondo.
Era Lei.
La seconda lobotomizzata, il cui ultimo contatto mancato consisteva in una mia mail EVIDENTEMENTE allarmante, in cui le chiedevo consiglio su Egide che non si faceva sentire, se potevano aiutarmi a trovare un alloggio, perché da lì a 3 giorni sarei rimasta in strada e altre varie quisquilie.
Non si era nemmeno degnata di rispondermi.


  •     La chiamo per dirle che domattina ha un appuntamento con Egide.
      Ora…mi toccava pure risponderle…
  •          Lo so. L’ho fissato io. (!?!)
  •       Si ecco. Allora loro le proporranno due scelte, una è quella di passarle 1600 euro mensili e di non rientrare nel loro programma [N.B. : data della telefonata 7 ottobre = 15 gg. dopo il mio arrivo a Parigi], l’altra invece è quella di darle 1000 euro al mese affitto compreso..
  •           No l’affitto NON è compreso. Ma di cosa sta parlando?
  •           Beh ecco sì insomma, queste sono le scelte che le proporr….
L’incendio boschivo per un inspiegabile fenomeno chimico-fisico si è trasformato in uno tsunami.

  •            AH MA BENE ALLORA SONO A POSTO MI BECCO I MIEI 1600 EURO AL MESE!!!! E ME LO DICE ADESSO? ADESSO???SE NON ACCETTO IL PROGRAMMA EGIDE DOVE VADO A VIVERE IO DA DOMENICA (era giovedì) ME LO AFFITTA LEI UN APPARTAMENTO? NON CREDE CHE QUESTE INORMAZIONI FORSE E DICO FORSE DOVEVATE DARMELE CON UN PREAVVISO CHESSÒ RAGIONEVOLE??????!?! CAPISCE QUELLO CHE DICO?? LO CAPISCE???
  •         Bon io le dico solo quello che..
  •      NO LEI MI DICE UN MUCCHIO DI STUPIDAGGINI CHE È QUELLO D’ALTRONDE CHE HA SEMPRE FATTO QUANDO VOLEVO DELLE INFORMAZIONI O ERAVATE ASSENTI O NON ME LE AVETE DATE E SE ME LE AVETE DATE ERANO SBAGLIATE
(il tutto urlato nel camerino dell’illustre Comptoir, mentre tra le altre cose cercavo invano di togliermi quei pantaloni mal consigliati, che non passavano perché nella foga li avevo infilati con le scarpe….quindi mentre urlavo cercando di contenere lo tsunami , Elena tentava a sua volta di togliermi il pantalone dalla scarpa, cercando di evitare che me lo strappassi in uno slancio emotivo di Hulkaniana memoria….)

  •         Ma a me l’hanno detto oggi del..
  •       AH A LEI GLIEL’HANNO DETTO OGGI ALLORA LA PERSONA CHE GLIEL’ HA DETTO È COMPLETAMENTE INCAPACE DI FARE IL SUO LAVORO MI FACCIA IL FAVORE DI DIRGLIELO NO GUARDI GLIELO DICA PROPRIO SIETE STATE NON SOLO INUTILI MA MI AVETE FATTO SPRECARE TEMPO E DENARO, HO DOVUTO FARE TUTTO DA SOLA E PER LA CRONACA NON È EGIDE A CONTATTARE LE PERSONE SIAMO NOI BORSISTI CHE DOBBIAMO ANDARE DA LORO ALTRIMENTI NON SI ATTIVA NIENTE CHE È PRATICAMENTE IL PUNTO CARDINE DI CUI VOI ASSURDAMENTE NON ERAVATE A CONOSCENZA.
         QUINDI LA RINGRAZIO PER LA SUA INUTILE TELEFONATA.

      CLICK (maiuscolo perché è stato un click deciso).

Ripongo il cellullare, mi rivesto, visto che avevo finito la telefonata in mutande, decido in una frazione di secondo l’unico capo che mi interessa (e qui ho stabilito il mio record mondiale in quanto a tempi decisionali) esco e mi ritrovo Elena insieme alle due commesse con 6 occhi, in cui si leggeva un misto di terrore e interrogazione. Come una Grande Dame, in un battibaleno trasformo la mia fisionomia da posseduta demoniaca ad angelo del focolare, sorrido a tutte e candidamente esordisco con “je prends le pantalon, merci”.

Dico la verità, inizialmente non mi sono sentita proprio soddisfatta. Avevo completamente mancato  parole e concetti  come: incompetenti, vi maledico a voi e alle vostre future 5 generazioni, inabili,  ma andate affà le ambasciatrici dei minatori, du-neuroni, autistiche, i bagni del sottopassaggio della stazione di Firenze hanno bisogno di persone come voi per la manutenzione igienica, INETTE… e un migliaio di altri appellativi decisamente molto volgari.

Una volta uscite dal negozio (io ancora in stato di evidente furibonda ira funesta) propongo di avviarci alla mostra. Elena al solito estremamente pragmatica, mi fa notare che ormai stava per chiudere e io a insistere (avevo BISOGNO di illuminarmi d’immenso tramite sublimazione artistica), così prendo il volantino per leggere l’orario e invece leggo le date. La mostra sarebbe iniziata di lì a 10 giorni. (…)  Al che ho proposto alla bionda di andare a picchiare qualcuno, mi sembrava un’alternativa consona. Mi ha dissuaso.

Per finire (no, non ho ancora finito…ormai mi sono palesata in quanto grafomane, quindi che si taccia una volta per sempre) vorrei accennare solo al fatto che quando siamo andate a ritirare i pantaloni, dopo che avevo fatto rifare l’orlo da nana, la Madame commessa li ha soavemente avvolti in preziosissima carta velina, li ha deposti amorevolmente nella busta figa ed elegante e…meraviglia…vi ha spruzzato dentro uno soffio di profumo. La bionda è vistosamente trasalita per un incontenibile brivido di piacere.
Lo giuro!! 

Muse - Time Is Running Out (video)



...per dire che anch'io come la Meyers (!!!) scrivo ascoltando i Muse che in effetti sono ispirantissimi!!!

mercoledì 19 ottobre 2011

Petits morceaux avec V.

Senza la benché minima intenzione di offendere i sentimenti di chicchessia, e considerando che di fatto fino alla scorsa settimana ho passato le giornate come v’ho testé descritto, quasi senza tregua, devo ammettere che ad oggi il pomeriggio più bello e divertente l’ho passato con V. (che fa tanto “V for Vendetta”, invece la creaturina in questione è letale quanto un peluche).
Ora però non srotolare la coda da pavone!!! J….visto che non proprio tutto è dipeso da te (sempre morbida come la carta vetrata io o delicata come una elefantessa incinta o….penso si sia capito) . S’era in quel breve lasso di tempo (che perdindirindina – mi sto devolgarizzando – è stato VERAMENTE BREVE!!!)  post prima visita a Egide, in cui l’animo s’era alfine assopito nella tranquillità d’essere ormai deposta nella bambagia della borsista, alla quale tutto sarebbe stato preparato e organizzato, senza ch’ella dovesse mover niveo ditino: la casa pronta, le pratiche sbrigate da altri, ero certa che non avrei avuto più da far altro, se non il compito che mi aveva portato per i grands boulevards.

DIO COM’ERO INGEEEENUAAAAA!!!

Cosicché il mio umore era leggiadro come una libellula e vispo come un leprotto. E V. che di natura è camminatrice-organizzatrice-preoccupatrice, nonché pure personal stylist, e ammettiamolo dotata di una qual certa simpatia, si è prestata ad un lungo giro turistico tra l’11 il 5-6-n arrondissement.
In quei giorni faceva un gran caldo, ma io m’ero portata un guardaroba autunnale completo, memore delle frescure parigine, mi ero intestardita peggio di Forrest Gump
(Elena: metti qualcosa d’estivo in valigia,
io: no Parigi è fredda
Elena: ti dico che fa caldo ovunque
Io: no a Parigi fa freddo
Elena: ma se ti dico che ho controllato il meteo e farà caldo
Io: no Parigi è fredda

come al solito AVEVA RAGIONE. In pieno)

Onde per cui arrancando con le mie calze+vestitino di lana sotto il sole a 25 gradi, boccheggiando come un treno a vapore, ho coinvolto V. a piroettare da un negozio all’altro per uscire dal bagno turco ambulante. Ed ella con che ingegno mi supportava!!! Siamo arrivate al livello accessori!!! Stadio che raggiungo solo nelle occasioni tipo matrimoni e cresime!
Con una destrezza pari ad una guida turistica (V. potrebbe essere un’idea!!!) mi ha portato prima al Canal Saint Martin, che sembra una cartolina, un ritaglio d’altro stile rispetto alla città, con i ponti che si muovono quando passa un battello un po’ altino, sezioni che si riempiono e si svuotano d’acqua….insomma ho messo una foto più sotto. Vedetevela.
ok ...altra prospettiva:
Recateci indi a Saint-Germaine siamo state in una libreria fighissima che si chiama Shakespeare qualcosa, che più che una libreria è una sorta di grande casa in stile vittoriano letteralmente stipata di libri anglofoni, con tanto di salette in cui ci berresti volentieri il thè, angoli raccolti sotto tendaggi per scrivere i tuoi pensierini del giorno, macchine da scrivere ottocentesche su cui NON puoi scrivere i tuoi pensierini e varie altre amenità.
Mi ha indicato la magnifica catena Gilbert Jeune che praticamente ha una libreria per ogni scibile, una per le scienze, una per il diritto, una per l’arte, la letteratura, l’esoterico…..sbavavoooo…..

Pencolando come due randagie frattanto scoprivamo ameni endroits, come cotesto qui accanto: l'archivio storico di Parigi. 
Punto. 
Ci siamo scervellate per n.5 secondi per capire di cosa si trattava poi buondì. 
La bellezza del posto ci distoglieva dalle nostre elucubrazioni!




Frattanto ci siamo sedute di fronte a Notre Dame, che ancora non avevo visto ed ero quindi in piena crisi d’astinenza, vicino a due cialtroni che stavano con la mano alzata piena di mangime, sulla quale tutti i passerottini andavano a piluccare. E mentre io stavo lì come una beota ipnotizzata da questo sciame di uccellini che cinguettavano e saltellavano nel giardinetto, V. con piglio indagatore pontificava le mille e una spiegazioni per cui i tizi, assolutamente poco simili ad attivisti della LAV, compivano con tanta solerzia tale attività. Finché s’è svelato l’arcano. I turisti scemi alla fine non se la tenevano, davano dei soldi ai cialtroni e si facevano fotografare con gli uccellini in mano di fronte a Notre Dame.
Ci ha colto la meraviglia per l’inventiva dei due omuncoli! 

Quindi dopo aver chiacchierato camminato zigzagato in lungo e largo, soffermandoci di fronte a singolari meraviglie, rallegrandoci vicendevolmente di vivere qui, ci siamo congedate. Lei ancora tutta sprint e sorrisi, io ormai catalettica ascoltavo inebetita le istruzioni per la metro: prendi questa direzione, scambia a questa fermata (e intanto mi vedevo persa nella quarta fascia*). L'ultimo gioiello è stato l'acquisto della MoleskineParis (ovviamente consigliato da V.), con tanto di cartina metro, città, numeri utili, e pagine su cui annotare tutte le cose posti monumenti piazze ristoranti che si sono visti o da vedere. Io le volevo quasi offrire il lavoro di mia assistente personale. Ma ho un budget striminzito. Sennò vedevi che pacchia!!!!!!!!
Insomma se il pomeriggio fosse stato una poesia avrebbe avuto come titolo "Ode à Paris avec V." con rima baciata per giunta!!!
Grazie peluche!!
(sto aspettando una conferma dalla Santa Sede per la faccenda della beatificazione...ti terrò aggiornata)


* Parigi è divisa in 6 fasce concentriche....la quarta per intendersi si avvicina alla Manica!

mercoledì 12 ottobre 2011

...almeno nelle pause tra una visita e l'altra c'era pur sempre Parigi


I palloncini di Luis Vitton sugli Champs


Batignolle



Le merveilleux cimetière de Montmartre



Vorrei…

(in realtà 11/10/12 ore 23.18)
Ormai sono quasi 20 giorni che vivo (…vivo...penzolo un po’ ovunque) a Parigi e vorrei potervi raccontare di lunghe passeggiate sugli Champs Elysées al chiaro di luna, ove le luci sfavillanti si inseguono fino ad esplodere aureolate sull’Arc de Triomphe. Vorrei narrarvi di folli notti passate a girare fra i cafè più originali e inconcepibili, a bere e bavarder fino alle 6 del mattino. Vorrei sorprendervi con aneddoti tipo un incontro inaspettato con Mathieu Kassovitz sul Boulevard Saint-Germaine, finito in una bevuta e una simpatica chiacchierata sul cinema e l’impegno sociale. Vorrei ammaliarvi con una notturna a Pigalle e al Moulin Rouge, dove una sosia (più espressiva) di Nicole Kidman si dondola su un’altalena costellata di diamanti, mentre tutti balliamo il can can sotto di lei come dei tarantolati.
Di fatto: gli Champs li ho incrociati una mezzoretta di pomeriggio perché avevo cannato un appuntamento per vedere un appartamento, l’unica sera che sono uscita in compagnia è stata in uno sciccoso ristorante giappa che si è rivelato poi venefico per una di noi (anche se è stata una bella serata), gli spettacoli al Moulin fanno 150 cadauno e a Saint-Germaine ho incrociato Valeria Golino. Ma un anno fa. E lei manco mi piace.
Di fatto: sono in un full-time immersion  che si articola in attività passiva “logements à chercher” sul pc e in attività attiva, ovvero la scorribanda in metro da un arrondissement all’altro per vedere i frutti della mia ricerca, mentre scartabello le mail sul cellulare, rischiando il collo sulle scale del metro, rispondo al cellulare ripetendo all’infinito “je ne suis pas française, pouvez vous parler plus doucement”, e loro? Uguale identico, come se gli avessi detto “oh ciao che piacere sentirti dimmi! Dimmi pure!!!”. Ridotta ad una manager schizofrenica ipertesa e in fine giornata convertita in una frittata.
Quindi non mi restano altro che gli squisiti aneddoti a proposito di quella spumeggiante caratteristica francese attinente la burocrazia. Perché se non li metto per iscritto…non ci credo nemmeno io!!!
E se ne siete stufi....chiudete pure la pagina!
L’ultima barzelletta è il cosiddetto dossier, che ti chiedono anche al tabaccaio per comprare un accendino e delle sigarette, in questo caso è da consegnare al proprietario dell’appartamento che vorresti affittare. In sostanza i francesi, mica scemi, per evitare che la gente gli si impianti in casa per un anno senza pagare l’affitto, chiedono le garant, che offre tramite n. 5-6 justificatif finanziari, testimonianza che le sue entrate sono il triplo dell’affitto. Il garant può essere un terzo, o anche un quarto e quinto e via di seguito, basta fare la somma e ottenere il risultato richiesto. Ma i garanti non francesi, ai francesi, non gli piacciono. Quindi dopo essermi fatta mandare in tempi da record dalla mia superefficientissima zia Renza, la dichiarazione dei redditi di mi pà, mi mà e il mi fratello, le agenzie candidamente mi fanno: ah non! Français!
- Non ce l’ho!
- Allora faccia una cauzione bancaria.
- Benissimo! Sul mio conto bancario italiano?
- Ah non! Su quello francese.
- Non ce l’ho.
- Ma se lo faccia subito! Ci vuole pochissimo!
(“tout de suite” è la loro formula per indicare il tempo tipico per redigere una qualsiasi pratica burocratica… io riproporrei la ghigliottina come sport nazionale!!)
poi fa un versamento dal suo conto e crea la cauzione!
- Genial! C’è una posta qui vicino?
- Vicinissima!
Alla posta.
- Vorrei aprire un conto.
- Benissimo, tout de suite!
- …
- Mi serve un justificatif de residence.
- Ma io non ce l’ho un domicilio. Anzi il conto lo apro proprio perché così faccio la cauzione, loro sono contenti, il mio dossier vince e c’ho la casa. Compris???
- Désolé ma senza il justificatif non posso fare niente.

Insomma mi serve un conto per affittare una casa e mi serve una casa per aprire un conto.
MA BENDETTI FRANCESI LA MATTINA INVECE DEL CAFE CREME SNIFFATE LA BENZINA?!?!?!?!?
E se pensate che mi sono dilungata, siete dei miscredenti!!!
Anche in questo caso Santa Elena mi ha calmato, visto che quei limiti che avevo così coraggiosamente e sublimemente superato fanno ormai parte delle favolette dei fratelli Grimm…. e dovremmo aver trovato la soluzione. Ancora non so se funziona. Stay toone.

Quindi mi dispiace. Niente folle, dolce, romantica vie parisienne ancora.

Solo un trotterellante, ansante labirintico andirivieni burocratico, in tunnel asfittici di cui ti impediscono di vedere la fine.
(parafrasi –biblica- di “Fight club”!!)

domenica 9 ottobre 2011

Zingara a Parigi

Ovviamente non si trattava dell’ultima démarche (vedi:tappa), presso Egide.
Quelle due papere, che la dea non le abbia mai in gloria, hanno rimandato così tanto tutto il processo, che l’unico alloggio rimasto era una camera con doccia, tutto il resto da condividere con gli altri pischelli della residence étudiante.
NO OSPITI.
La crisi di nervi è arrivata come una scure che si abbatte su una quercia già martoriata da fulmini e strali a intervalli regolari di 5 giorni. Permettetemi il pathos tragico s’il vous plait.
In tutto questo bailamme, per non smentire la teoria dello yin e dello yan, hanno incrociato la mia strada due persone, amiche di amiche, che chiameremo per questioni di privacy, V. e C. Come già loro comunicato, a tempo debito invierò al Santo Padre richiesta di beatificazione in vitam (anzi mamma vedi di dedicare loro una 50ina di rosari come sai fare tu. Sono seria). Orbene colei nomata C. è bilingue francoitaliana e si è letteralmente puppata 4 + 4 ore di sessioni esplicative da Egide, senza batter ciglio o accettare ricompensa di alcun genere. Rischiando tra l’altro il linciaggio da parte mia: una sorta di riconoscenza dispotica...
Non ci penso neanche lontanamente a riassumervi l’ultima versione del pacchetto-borsa-Egide. Il sunto è che mi devo cercare un appartamento. Che a Parigi come abbiamo ben capito è d’una facilità lapalissiana!!
Al momento, mia quarta locazione (Egide gratiam e per il prezzo e per essersene occupato), mi trovo in uno studio residence Egide Boulevarde Montparnasse fino a mercoledì (E VOGLIO RESTARE QUIIIIIIIIIIIIII…..è BELLITTIMO…..) mercoledì mi trasferisco a monculidisotto, ovvero sotto la periphérique. A me sembra di stare come da Pisa a Firenze, ma la mentalità parigina vuole che sta banlieu “n’est pas absolument lointain!!”.
Mi devo pariginizzare.
Naturalmente ho già cercato di convincere il concierge, nonché addetto egidiano, a vedere se può farmi stare qui, se qualcuno aveva rinunciato o, come giustamente ha suggerito la bionda, è improvvisamente deceduto!!!
Ci prova. Ma la vedo ritta.
La bionda è qui con me. Quando venerdì l’ennesimo cambiamento-mattone ha fortemente perturbato la mia aura, ella non ha battuto ciglio e mi ha comunicato il prolungamento della sua permanenza.
Ho deciso di fare un remake dal titolo “Il cielo sopra Parigi”.
Qui è pieno di angeli.


Per la vostra gioia seguiranno:
“La doppia sverniciata”
“Petits morceaux avec V.”
“???”

lunedì 3 ottobre 2011

III trasloco et la “ponctualisation »


Ed eccomi finalmente in una CASA.
Terza ma non ultima tappa del mio soggiorno.
HO - UN – APPARTAMENTO
Ho-sfatto-le valigie.
Ho perfino la classica poltronciona comodosa multi-posizioni con il poggia piedi, poi apro la finestra e c’ho davanti tutta una serie di altrettante finestre grosse come la mia a nemmeno 4 metri di distanza, che volendo si potrebbe organizzare una gestalt, ognuno dalla sua finestra. Perché ai francesi piace stare vicinivicini. Come i tavolini dei cafè, che per alzarti chiedi scusa a 4 persone, mentre batti il ginocchio nel tavolo, tentando di raccattare la borsa, che nel frattempo ti è cascata in mezzo alle gambe degli altri 8 avventori alla tua sinistra. EPPOI DICONO CHE I PARIGINI SONO FREDDI!!! Hanno bisogno d’affetto! È evidente. Con tutto lo spazio che hanno!!!! Si ostinano a stare sempre tutti vicinivicini.
Insomma stamani me ne esco da quella camera suuuudicia che ci voleva la fiamma ossidrica per sterilizzarla, con le mie due valigine da 30 chili l’una, e 4 borse di svariati effetti personali.
Mi dirigo all’ascensore.
Premo.
Silenzio.
Ripremo. Il Sahara in confronto sembrava il carnevale di Viareggio ….
Si dava il caso tra l’altro che oggi all’hotel era di turno la formazione (femme de chambre+concierge) spumeggiante come Lurch della famiglia Addams e simpatica come una trivellata di calci negli stinchi. Così inizia il balletto. Vado dalla cameriera (che mi aveva già bussato 2 VOLTE per avvertirmi di lasciare la stanza alle 12, tanto che alla fine, imbufalita, sono uscita in mutande esordendo “c’est un problème si je continue à rester dans la chambre vu qu’il est 10h et demie maledetta vacca che non sei altro?!?!?”testuali parole). Fronteggio la femme de chambre “l’ascenseur est en panne?” oui – prego vada dal concierge.
Concierge “eh bon oui” - prego vada dalla cameriera. Ma la cameriera mi ha detto che dovevo venire da lei…ah bon jpo pàja jpj bàajèmajeh ip ahahe LE TELEPHONE.
“Ça va ça va j’y pense moi meme, pas de problèmes maledetti imbecilli e un vi basta di gestire male sta topaia lercia come la stalla del mi nonno bonanima, un sapete nemmeno fare il vostro lavoro e siete gentili come du capre appena tosate e menomale che vado via sennò AH BON!!!” …..Il tutto ripetuto aritestuali parole mentre risalivo le rampe di scale e incrociavo la femme folgorandola con autorevole cipiglio.
Voilà la trasformazione.
Tutti e due piccini piccini a testa bassa, tanto che il concierge mi è venuto incontro ad aiutarmi (…l’ultima valigia, gli ultimi 2 scalini). E ciò mi è servito da lezione su come trattare le teste d’ovatta: il prolungato borbottio nell'idioma italico anzichenò provoca in loro una sorta di ritorno del represso, trattasi nella scienza psicanalitica del più volgarmente detto senso di colpa. Perché non è la prima volta che lo faccio. Funziona sempre!!! Chissà, forse è legato ad una sorta di subconscia soggezione che provano nei confronti della nostra terra natia, legata magari al fatto che lo splendore delle loro lettere prese l’avvio dal rinomatissimo petrarchismo, e che colui che inventò la cosiddetta celeberrima operà francese , il tale Jean-Baptiste Lully non era altri che i’gGianni Lulli, fiorentino di natali e naturalizzato pooooi. Magari la cafona non ne è a conoscenza, ma forse, serpeggia nell’inconscio collettivo dell’intera popolazione!!!!!!!!!!!!
Mi hanno leggermente urtato i nervi. Si nota?
Arrivo nel pregiato 2e arrondissement, arriva la tipa per darmi le chiavi,  domanda: “il ya l’ascenseur?” Mais pas assoluement! Decido di non provocare il ritorno del suo represso, fa anche l’atto di aiutarmi e io “ ma no non si preoccupi non è mica colpa sua!!!” “ ah no di certo”. 
Ora, o qui il senso dell’umorismo è rimasto al gioco del fraintendimento di cui fu grande maestro Molière, 400anni or sono, e da lì ahimè non si è più evoluto, escludendo qualsiasi altra forma di giuoco umoristico, o io davvero devo iniziare a fare dei corsi di francese intensivo (c’avrei anche provato a iscrivermi all’uni ma son già tutti pieni, e di ciò rendiamo grazie al duetto delle tronate vieppiù volte nominate in cotesto blog). Perché è sempre così. Bisogna essere pre-ci-si, utilizzare un fraseggio esaustivo e chiaro.
Non si deve dire “mi conferma l’appuntamento alle 3” se questo è già stato preso ma “ mi può confermare che l’appuntamento blabla è alle 3? [vedi il messaggio del professseur]
Non si deve dire “ io ho le dèpart dall’hotel alle 12 quindi sono libera” se nel contratto si dice che posso entrare nell’appartamento solo alle 16 ma “ essendo libera dalle 12, se esiste l’eventuale e remota possibilità, prevista dal contratto come dall’articolo 39bis di cui alla pag.4 nella nota 5, in cui si cita come eccezionale la possibilità che il contraente in accordo con il proprietario anticipi l’entrée, nell’appartamento di cui si fa menzione nell’intestazione del suddetto, prima dell’ora prevista come dal punto 5/f-372,25. Posso io medesima detta contraente beneficiare dell’accordo e entrare in casa ad un’ora imprecisata poco dopo le 12??????”
Devo ricominciare a fare yoga.

sabato 1 ottobre 2011

Pour le bonheur

Il municipio dei municipi....c'è anche il nome specifico francese ma on me lo ricordo.....



Canal Saint Martin. E' stata V. a mostrarmelo, si snoda tutto si riempie e si svuota all'occaso.


Casetta dipinta....verso il 14e.....un fiore per la strada....

Cimitero di Montparnasse. Karmico. Soprattutto come sala lettura.




Prossimità di Montparnasse...facente parte di un gruppo di monumentali e asettici grattacieli in mezzo alla bellezza dei grandi palazzi parisiennes (colpa del centro commerciale LaFayette). L'ho sopranominato il grosso neo di Montparnasse.

Conclusione del tormentone


E qui si spera sia finita la démarche, anche perché ne avrei un po’ le palle piene, disait la princèsse….
In tutto questo pandemonio non penserete mica che non mi sia goduta la mia splendida Parigi?…Ma potevo durare IO una settimana se non abitassi qui?!?!? Ci pensavo stamani mentre attraversavo uno dei ponti dei due isolotti della Senna, uno degli endroits les plus superbes de la Grande Dame! Mi sono affacciata sul fiume, mentre su di me scendeva la beatitudine stendhaliana (ma non sono svenuta) e ho realizzato che Parigi vale tutta la produzione mondiale di Lexotane, Tavor e Prozac …. Cammini per le sue strade e ti nasce un sorriso sul volto con la stessa naturalezza d’un volo di rondine! Anche dopo 7 ore ininterrotte al pc, con la bavina alla bocca come gli internati, l’occhino pio dovuto allo sfarfallio dello schermo e il tremolio psicotico delle dita che continuano a ticchettare sulla tastiera, mi trascinavo fuori a fare un giro e…si aprivano dei mondi che in effetti, sono al di là dell’universo conosciuto! Parigi è la mia città, probabilmente l’ho vissuta e rivissuta in tutti i libri che ho letto, la sindrome converge sicuramente con la mia passione per la letteratura francese, ma c’è da dire che la Grande Dame si è data da fare per rappresentare il bon gout e la pienezza culturale che la caratterizza da più di 700 anni, è un inno alla bellezza nella sua veste più sfarzosa ma ricercata, profonda ma soave. I famosi coins de rue cantati da Juliette Greco sono delle perle di armonia, dove la nostalgia e la dolcezza s’incontrano in sfumature oniriche.
Sono finita nel poetico….ma come si fa a non scivolarci…quando perfino la lamiera contorta di una tettoia diventa poetica all’interno di un abbraccio di camini sugli ondulati tetti grigioazzurri?

Le Grande Egide

Come accennato, non ho seguito alla lettera i consigli di cervello bollito, già martedì ho tentato di telefonare a questa fantomatica agenzia ma …. Beh insommma… sti zeri che si mettono e non si mettono, anche lì ho avuto le mie difficoltà, lo ammetto, non brillerà certo nel mio CV ma d’altronde ognuno ha le sue tare autistiche. Io parecchie. Richiamo mercoledì (lo 0 SI FA). Piccola parentesi sulle telefonate et similia: avete una vaghissima idea di cosa significhi parlare al telefono o farsi spiegare le robe tecniche-organizzativo-logistiche, in una lingua che non è la tua?!?! Una tragedia greca, in greco antico appunto, un senso di frustrazione e d’impotenza che vorresti inventare la macchina del tempo, andare a prendere un traduttore istantaneo, tornare, usarlo e poi tirarlo sulla testa del tuo interlocutore.
La tipa al telefono SUSSURRAVA.
Il vociare è una caratteristica italian style, è definitivo. Cosicché scatta il secondo servomeccanismo (dopo la parola chiave): “indipendentemente da quello che ti viene detto, ripeti quello che hai detto te”. Oppure vai in un loop  stile moto perpetuo di “pardon?” finché l’interlocutore ti parla come ad un celebroleso.
Il giorno dopo, giovedì, vado là.
Le stupeur.
Quella mattina ho esperito fino in fondo e congiuntamente il mondo al di là dell’universo conosciuto di cui sopra e la demenza senile precoce delle due tr…addette all’ambasciata.
La prima battuta (dopo lo stupore generale des gens del fatto che fossi in Francia già da una settimana) è stata:
“dunque lei ha una borsa di studio per 12 mesi e un mensile di mille euro”
12 mesi? Mi avevano detto che dovevo stare solo per la durata dell’anno accademico ovvero 9 mesi!
La tipa mi guarda. E soprattutto aggiunge che ero la prima a lamentarsi di dover stare di più di quanto credessi…povera bimba…maasapevaunasegalei di quel che avevo passato….
Dopodiché e soprattutto 1000x12 fa 12000. Matematica elementare, cristallina, inequivocabile.
Dove sono finiti  8000 euro!?!
Vi ricordate le trasformazioni dell’incredibile Hulk? In confronto … una fatina dei fiori.
Ma ho interiorizzato.
Non lo so come ho fatto.
Forse perché mi sono avventata sul cellulare, a costo di spendere 40 euro per chiamare le scatole craniche vuote e chiedere spiegazioni. Naturalmente il telefono suonava a vuoto…senso di dejà-vu…
Ora qui siamo davvero in Francia e quest’agenzia è davvero organizzata come solo le popolazioni nordiche sanno essere: è venuto un tipo, che io stavo osservando da un po’ a dir il vero, trastullandomi beota in riflessioni frivole e insensate.  Lo  scannerizzavo e pensavo fra me e me, che tanti francesi in effetti, solo per l’attitudine e la lingua … scheccano!…pensieri di tale profondità li si possono fare solo in casi di danni cerebrali notevoli, tipo lo stress subito fino ad allora, ne sono perfettamente consapevole.
Ma tant’è che il finto gay mi ha spiegato come funziona. Un microcosmo che si interseca sì e no in un paio di millesimi di parti, rispetto a quello che mi era stato presentato dalle amiche di merenda dell’ambasciata.
Ma tra quei 998 millesimi che non combaciano, ce n’è stato uno in particolare che ha messo a dura prova la trasformazione zen del mio furore: l’alloggio.
Se quelle mancate coglitrici di pomodori non fossero state latitanti da una parte e d’una demenza patologica dall’altra e avessero mandato a Egide la mia scannerizzazione dell’autorisation, ricevuta il 16 settembre, l’amabilissimo ente mi avrebbe organizzato il viaggio, mi sarebbero venuti a prendere all’aeroporto o alla stazione, mi avrebbero portato nei loro confortevoli uffici di haut designe per firmare le carte previste, dopodiché mi avrebbero accompagnato in una sistemazione d’albergo temporanea a 2euro al giorno, finché insieme, come nella favola di cappuccetto rosso senza il lupo, non si sarebbe trovata quella definitiva.
(en passant inoltre leggo sull'attestation che sono iscritta a un "master professionale di arte e design"!!!! - vedi sopra il riferimento alla sfumatura ABnormal :| )
Orbene. Io che dovrei fare? Le denuncio? Le percuoto? Le scuoio vive? Spedisco loro dell’antrace?
Contro la manciata d’euro di cui sopra, parliamo quasi di un migliaio…
Contro i leprotti e i fiorellini dell’immaginario Egidiano, sono apparsi l’incredibile Hulk, i lupi mannari di Underworld (intendo i primigeni), gli zombi di Romero e ci siamo persi un numero forfettario di neuroni, più bruciati di quelli di un tossico di LSD. E infine si è manifestato pure Satana!!!!!!!!!

Il delirio


Ora, il problema, il tarlo infinito: era l’alloggio, quello temporaneo e quello definitivo, perché io letteralmente non avevo la più pallida idea se e come il gestore della borsa avrebbe affrontato questo aspetto….NON AVENDO ANCORA AVUTO ALCUN CONTATTO!!! (repetita iuvant). Ora (e 2) urgeva la mia permanenza in Francia, ma trovare un alloggio di qualsiasi tipo in questo periodo e con una tempistica, diciamocelo: ridicola!!! è, eufemisticamente parlando, un INFERNO (me l’avranno detto un…facciamo un forfait di 20 volte, con il mio accidente annesso….che me lo dici affà?!?!? Già sto in ansia!). Così mentre cambiavo abitazione, seguivo le lezioni e le menate dell’università, chiamavo Laura piangendo (pure Laura santa subito), mi orientavo in codesto picciol paesino con du autobus e una corriera, mi facevo la sim francese per evitare bollette esorbitanti, m’ingegnavo per l’istesso motivo ad attrezzarmi per le telefonate skype, spappolavo le ovaie a Elena, camminavo e camminavo (3 stimmate di vesciche al 3° giorno come il Criscto, ma almeno lui risorgeva) perché non volevo prendere il metrò ché sono claustrofobica (ovviamente poi ho ceduto)….insomma inframezzo a questi ameni passatempi, stavo ore e ore al pc per cercare almeno una sistemazione da domenica, giorno di partenza dall’hotel. 
Allordunque si trova quest’altra sistemazione grazie anche a Elena che si è messa a smanettare, visto che io stavo rischiando il multicrollo nervoso, perché comunque non potevo andare avanti 5 giorni di qui e 5 di là e quindi dovevo darmi da fare per trovare un alloggio permanente.
Finché in mezzo al delirio, c’è stato un momento in cui mi sono cristallizzata, o meglio incantata come i vecchi LP, quando saltava la puntina sulle stesse tre note, e avevo la percezione di me stessa che si divideva in altre 4 Manulela, che se ne andavano a loro volta ad eseguire i loro compiti. Ero appena arrivata all’albergo, dove Radi, il concierge che si annovera nella quadriade di angeli (Elena era implicita) mi stava apparecchiando una postazione internet nella sala in cui si fa la colazione (vedi albergo 2 stelle), perché mi era appena arrivato un messaggio da un'agenzia che mi invitava a “fermare” un B&B per domenica, visto che me ne erano già sfuggiti 2 nei modi più allucinanti, dovevo muovermi subito, ma al solito, (vedi burocrazia francese et palle giganterrime), dovevo preparare un documento, ovvero stamparlo, firmarlo, faxarlo, pagare i diritti all’agenzia e cercare un assicuratore (NON-CHIEDETEMI). Erano le 2, prima di partire avevo inviato un messaggio al professeur che dovevo vedere alle 3 all’uni, perché avevo paura di sbagliare orario in tutto quel casino. Sarà la “puntualizzazione” francese, sarà che ancora non ho una sufficiente padronanza con la lingua, il prof mi risponde in un modo che mi gela. Non sapevo letteralmente cosa volesse dire. Non sapevo se rispondere o andare di filato al ricevimento. Allora sono rimasta nel giardino (un cortiletto con tre sedie) con la sigaretta in mano che si fumava da sola, a fissare il messaggio, e le altre me sono partite a mandare mail, a fare il pagamento, a capire come compilare un pdf che non può essere salvato, stamparlo, firmarlo e faxarlo da qualche parte lì intorno, a prendere la metro per andare all’uni, a usare il dizionario per tradurre il messaggio del prof. La puntina continuava a saltare, e la sigaretta era finita. Le altre me stesse pur se solerti, non concludevano niente. Ho smesso di pensare.
Sono andata da Radi. Mi sono fatta spiegare il messaggio (avevo sbagliato la parola), ho messo il doc nella chiavetta, l’ho compilato a mano  e lui me l’ha faxato con il fax dell’albergo, mentre mi consigliava, vista la situazione di lasciare perdere l’università per pochi giorni, altrimenti sarei impazzita. Ho chiamato il prof e spostato l’appuntamento.
Non mi era mai successo, e di situazioni stressanti ne ho vissute, vedi la dislocazione di 90 alunni che vogliono fare una lezione di danza country in un’aula con una capienza di 30 persone…a Danza in Fiera. Insomma non mi ero mai cristallizzata, ma alla fine è stata un’esperienza che "mi ha dato delle soddisfazioni". Perché in quel momento ho sentito di aver superato i miei limiti. Ero nel panico, tanto da esserne immobilizzata, e continuavo a voler portare avanti tutto anche se ero allo stremo.
Du piccioni con una fava, ho surclassato l’ansia e la sindrome da wonder woman.
E Radi è diventato mio amico ovviamente.
Siccome siamo nel pathos, per non dire patetico, vorrei concludere con un paio di note riflessive: per ora ho l’impressione che questa metropoli alla fine non sia così dura come la dipingono. I francesi non sono ovviamente estroversi e accoglienti come noi italiani, ma ti sorridono quando li avvicini perché hai bisogno, e ti aiutano. A parte gli angeli di prossima beatificazione, io sto imparando il francese nelle panetterie, nei supermercati, ai cafè, nelle librerie, quando chiedo qualcosa biascicando suoni inintelligibili e mi faccio dire il nome di una cosa, come si pronuncia esattamente. E 9 su 10 si divertono ad insegnarmi la loro lingua. Quell’uno in genere lo mando a quel paese con una perifrasi in italiano. Oppure ti spiegano come funziona qualcosa. E lo trovo bellissimo. E non ti senti sola o sperduta, hai come una sensazione di serenità. Perché d’altronde qui ho la mia migliore amica di sempre: Parigi!!!!