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domenica 9 ottobre 2011

Zingara a Parigi

Ovviamente non si trattava dell’ultima démarche (vedi:tappa), presso Egide.
Quelle due papere, che la dea non le abbia mai in gloria, hanno rimandato così tanto tutto il processo, che l’unico alloggio rimasto era una camera con doccia, tutto il resto da condividere con gli altri pischelli della residence étudiante.
NO OSPITI.
La crisi di nervi è arrivata come una scure che si abbatte su una quercia già martoriata da fulmini e strali a intervalli regolari di 5 giorni. Permettetemi il pathos tragico s’il vous plait.
In tutto questo bailamme, per non smentire la teoria dello yin e dello yan, hanno incrociato la mia strada due persone, amiche di amiche, che chiameremo per questioni di privacy, V. e C. Come già loro comunicato, a tempo debito invierò al Santo Padre richiesta di beatificazione in vitam (anzi mamma vedi di dedicare loro una 50ina di rosari come sai fare tu. Sono seria). Orbene colei nomata C. è bilingue francoitaliana e si è letteralmente puppata 4 + 4 ore di sessioni esplicative da Egide, senza batter ciglio o accettare ricompensa di alcun genere. Rischiando tra l’altro il linciaggio da parte mia: una sorta di riconoscenza dispotica...
Non ci penso neanche lontanamente a riassumervi l’ultima versione del pacchetto-borsa-Egide. Il sunto è che mi devo cercare un appartamento. Che a Parigi come abbiamo ben capito è d’una facilità lapalissiana!!
Al momento, mia quarta locazione (Egide gratiam e per il prezzo e per essersene occupato), mi trovo in uno studio residence Egide Boulevarde Montparnasse fino a mercoledì (E VOGLIO RESTARE QUIIIIIIIIIIIIII…..è BELLITTIMO…..) mercoledì mi trasferisco a monculidisotto, ovvero sotto la periphérique. A me sembra di stare come da Pisa a Firenze, ma la mentalità parigina vuole che sta banlieu “n’est pas absolument lointain!!”.
Mi devo pariginizzare.
Naturalmente ho già cercato di convincere il concierge, nonché addetto egidiano, a vedere se può farmi stare qui, se qualcuno aveva rinunciato o, come giustamente ha suggerito la bionda, è improvvisamente deceduto!!!
Ci prova. Ma la vedo ritta.
La bionda è qui con me. Quando venerdì l’ennesimo cambiamento-mattone ha fortemente perturbato la mia aura, ella non ha battuto ciglio e mi ha comunicato il prolungamento della sua permanenza.
Ho deciso di fare un remake dal titolo “Il cielo sopra Parigi”.
Qui è pieno di angeli.


Per la vostra gioia seguiranno:
“La doppia sverniciata”
“Petits morceaux avec V.”
“???”

lunedì 3 ottobre 2011

III trasloco et la “ponctualisation »


Ed eccomi finalmente in una CASA.
Terza ma non ultima tappa del mio soggiorno.
HO - UN – APPARTAMENTO
Ho-sfatto-le valigie.
Ho perfino la classica poltronciona comodosa multi-posizioni con il poggia piedi, poi apro la finestra e c’ho davanti tutta una serie di altrettante finestre grosse come la mia a nemmeno 4 metri di distanza, che volendo si potrebbe organizzare una gestalt, ognuno dalla sua finestra. Perché ai francesi piace stare vicinivicini. Come i tavolini dei cafè, che per alzarti chiedi scusa a 4 persone, mentre batti il ginocchio nel tavolo, tentando di raccattare la borsa, che nel frattempo ti è cascata in mezzo alle gambe degli altri 8 avventori alla tua sinistra. EPPOI DICONO CHE I PARIGINI SONO FREDDI!!! Hanno bisogno d’affetto! È evidente. Con tutto lo spazio che hanno!!!! Si ostinano a stare sempre tutti vicinivicini.
Insomma stamani me ne esco da quella camera suuuudicia che ci voleva la fiamma ossidrica per sterilizzarla, con le mie due valigine da 30 chili l’una, e 4 borse di svariati effetti personali.
Mi dirigo all’ascensore.
Premo.
Silenzio.
Ripremo. Il Sahara in confronto sembrava il carnevale di Viareggio ….
Si dava il caso tra l’altro che oggi all’hotel era di turno la formazione (femme de chambre+concierge) spumeggiante come Lurch della famiglia Addams e simpatica come una trivellata di calci negli stinchi. Così inizia il balletto. Vado dalla cameriera (che mi aveva già bussato 2 VOLTE per avvertirmi di lasciare la stanza alle 12, tanto che alla fine, imbufalita, sono uscita in mutande esordendo “c’est un problème si je continue à rester dans la chambre vu qu’il est 10h et demie maledetta vacca che non sei altro?!?!?”testuali parole). Fronteggio la femme de chambre “l’ascenseur est en panne?” oui – prego vada dal concierge.
Concierge “eh bon oui” - prego vada dalla cameriera. Ma la cameriera mi ha detto che dovevo venire da lei…ah bon jpo pàja jpj bàajèmajeh ip ahahe LE TELEPHONE.
“Ça va ça va j’y pense moi meme, pas de problèmes maledetti imbecilli e un vi basta di gestire male sta topaia lercia come la stalla del mi nonno bonanima, un sapete nemmeno fare il vostro lavoro e siete gentili come du capre appena tosate e menomale che vado via sennò AH BON!!!” …..Il tutto ripetuto aritestuali parole mentre risalivo le rampe di scale e incrociavo la femme folgorandola con autorevole cipiglio.
Voilà la trasformazione.
Tutti e due piccini piccini a testa bassa, tanto che il concierge mi è venuto incontro ad aiutarmi (…l’ultima valigia, gli ultimi 2 scalini). E ciò mi è servito da lezione su come trattare le teste d’ovatta: il prolungato borbottio nell'idioma italico anzichenò provoca in loro una sorta di ritorno del represso, trattasi nella scienza psicanalitica del più volgarmente detto senso di colpa. Perché non è la prima volta che lo faccio. Funziona sempre!!! Chissà, forse è legato ad una sorta di subconscia soggezione che provano nei confronti della nostra terra natia, legata magari al fatto che lo splendore delle loro lettere prese l’avvio dal rinomatissimo petrarchismo, e che colui che inventò la cosiddetta celeberrima operà francese , il tale Jean-Baptiste Lully non era altri che i’gGianni Lulli, fiorentino di natali e naturalizzato pooooi. Magari la cafona non ne è a conoscenza, ma forse, serpeggia nell’inconscio collettivo dell’intera popolazione!!!!!!!!!!!!
Mi hanno leggermente urtato i nervi. Si nota?
Arrivo nel pregiato 2e arrondissement, arriva la tipa per darmi le chiavi,  domanda: “il ya l’ascenseur?” Mais pas assoluement! Decido di non provocare il ritorno del suo represso, fa anche l’atto di aiutarmi e io “ ma no non si preoccupi non è mica colpa sua!!!” “ ah no di certo”. 
Ora, o qui il senso dell’umorismo è rimasto al gioco del fraintendimento di cui fu grande maestro Molière, 400anni or sono, e da lì ahimè non si è più evoluto, escludendo qualsiasi altra forma di giuoco umoristico, o io davvero devo iniziare a fare dei corsi di francese intensivo (c’avrei anche provato a iscrivermi all’uni ma son già tutti pieni, e di ciò rendiamo grazie al duetto delle tronate vieppiù volte nominate in cotesto blog). Perché è sempre così. Bisogna essere pre-ci-si, utilizzare un fraseggio esaustivo e chiaro.
Non si deve dire “mi conferma l’appuntamento alle 3” se questo è già stato preso ma “ mi può confermare che l’appuntamento blabla è alle 3? [vedi il messaggio del professseur]
Non si deve dire “ io ho le dèpart dall’hotel alle 12 quindi sono libera” se nel contratto si dice che posso entrare nell’appartamento solo alle 16 ma “ essendo libera dalle 12, se esiste l’eventuale e remota possibilità, prevista dal contratto come dall’articolo 39bis di cui alla pag.4 nella nota 5, in cui si cita come eccezionale la possibilità che il contraente in accordo con il proprietario anticipi l’entrée, nell’appartamento di cui si fa menzione nell’intestazione del suddetto, prima dell’ora prevista come dal punto 5/f-372,25. Posso io medesima detta contraente beneficiare dell’accordo e entrare in casa ad un’ora imprecisata poco dopo le 12??????”
Devo ricominciare a fare yoga.

sabato 1 ottobre 2011

Pour le bonheur

Il municipio dei municipi....c'è anche il nome specifico francese ma on me lo ricordo.....



Canal Saint Martin. E' stata V. a mostrarmelo, si snoda tutto si riempie e si svuota all'occaso.


Casetta dipinta....verso il 14e.....un fiore per la strada....

Cimitero di Montparnasse. Karmico. Soprattutto come sala lettura.




Prossimità di Montparnasse...facente parte di un gruppo di monumentali e asettici grattacieli in mezzo alla bellezza dei grandi palazzi parisiennes (colpa del centro commerciale LaFayette). L'ho sopranominato il grosso neo di Montparnasse.

Conclusione del tormentone


E qui si spera sia finita la démarche, anche perché ne avrei un po’ le palle piene, disait la princèsse….
In tutto questo pandemonio non penserete mica che non mi sia goduta la mia splendida Parigi?…Ma potevo durare IO una settimana se non abitassi qui?!?!? Ci pensavo stamani mentre attraversavo uno dei ponti dei due isolotti della Senna, uno degli endroits les plus superbes de la Grande Dame! Mi sono affacciata sul fiume, mentre su di me scendeva la beatitudine stendhaliana (ma non sono svenuta) e ho realizzato che Parigi vale tutta la produzione mondiale di Lexotane, Tavor e Prozac …. Cammini per le sue strade e ti nasce un sorriso sul volto con la stessa naturalezza d’un volo di rondine! Anche dopo 7 ore ininterrotte al pc, con la bavina alla bocca come gli internati, l’occhino pio dovuto allo sfarfallio dello schermo e il tremolio psicotico delle dita che continuano a ticchettare sulla tastiera, mi trascinavo fuori a fare un giro e…si aprivano dei mondi che in effetti, sono al di là dell’universo conosciuto! Parigi è la mia città, probabilmente l’ho vissuta e rivissuta in tutti i libri che ho letto, la sindrome converge sicuramente con la mia passione per la letteratura francese, ma c’è da dire che la Grande Dame si è data da fare per rappresentare il bon gout e la pienezza culturale che la caratterizza da più di 700 anni, è un inno alla bellezza nella sua veste più sfarzosa ma ricercata, profonda ma soave. I famosi coins de rue cantati da Juliette Greco sono delle perle di armonia, dove la nostalgia e la dolcezza s’incontrano in sfumature oniriche.
Sono finita nel poetico….ma come si fa a non scivolarci…quando perfino la lamiera contorta di una tettoia diventa poetica all’interno di un abbraccio di camini sugli ondulati tetti grigioazzurri?