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sabato 1 ottobre 2011

Le Grande Egide

Come accennato, non ho seguito alla lettera i consigli di cervello bollito, già martedì ho tentato di telefonare a questa fantomatica agenzia ma …. Beh insommma… sti zeri che si mettono e non si mettono, anche lì ho avuto le mie difficoltà, lo ammetto, non brillerà certo nel mio CV ma d’altronde ognuno ha le sue tare autistiche. Io parecchie. Richiamo mercoledì (lo 0 SI FA). Piccola parentesi sulle telefonate et similia: avete una vaghissima idea di cosa significhi parlare al telefono o farsi spiegare le robe tecniche-organizzativo-logistiche, in una lingua che non è la tua?!?! Una tragedia greca, in greco antico appunto, un senso di frustrazione e d’impotenza che vorresti inventare la macchina del tempo, andare a prendere un traduttore istantaneo, tornare, usarlo e poi tirarlo sulla testa del tuo interlocutore.
La tipa al telefono SUSSURRAVA.
Il vociare è una caratteristica italian style, è definitivo. Cosicché scatta il secondo servomeccanismo (dopo la parola chiave): “indipendentemente da quello che ti viene detto, ripeti quello che hai detto te”. Oppure vai in un loop  stile moto perpetuo di “pardon?” finché l’interlocutore ti parla come ad un celebroleso.
Il giorno dopo, giovedì, vado là.
Le stupeur.
Quella mattina ho esperito fino in fondo e congiuntamente il mondo al di là dell’universo conosciuto di cui sopra e la demenza senile precoce delle due tr…addette all’ambasciata.
La prima battuta (dopo lo stupore generale des gens del fatto che fossi in Francia già da una settimana) è stata:
“dunque lei ha una borsa di studio per 12 mesi e un mensile di mille euro”
12 mesi? Mi avevano detto che dovevo stare solo per la durata dell’anno accademico ovvero 9 mesi!
La tipa mi guarda. E soprattutto aggiunge che ero la prima a lamentarsi di dover stare di più di quanto credessi…povera bimba…maasapevaunasegalei di quel che avevo passato….
Dopodiché e soprattutto 1000x12 fa 12000. Matematica elementare, cristallina, inequivocabile.
Dove sono finiti  8000 euro!?!
Vi ricordate le trasformazioni dell’incredibile Hulk? In confronto … una fatina dei fiori.
Ma ho interiorizzato.
Non lo so come ho fatto.
Forse perché mi sono avventata sul cellulare, a costo di spendere 40 euro per chiamare le scatole craniche vuote e chiedere spiegazioni. Naturalmente il telefono suonava a vuoto…senso di dejà-vu…
Ora qui siamo davvero in Francia e quest’agenzia è davvero organizzata come solo le popolazioni nordiche sanno essere: è venuto un tipo, che io stavo osservando da un po’ a dir il vero, trastullandomi beota in riflessioni frivole e insensate.  Lo  scannerizzavo e pensavo fra me e me, che tanti francesi in effetti, solo per l’attitudine e la lingua … scheccano!…pensieri di tale profondità li si possono fare solo in casi di danni cerebrali notevoli, tipo lo stress subito fino ad allora, ne sono perfettamente consapevole.
Ma tant’è che il finto gay mi ha spiegato come funziona. Un microcosmo che si interseca sì e no in un paio di millesimi di parti, rispetto a quello che mi era stato presentato dalle amiche di merenda dell’ambasciata.
Ma tra quei 998 millesimi che non combaciano, ce n’è stato uno in particolare che ha messo a dura prova la trasformazione zen del mio furore: l’alloggio.
Se quelle mancate coglitrici di pomodori non fossero state latitanti da una parte e d’una demenza patologica dall’altra e avessero mandato a Egide la mia scannerizzazione dell’autorisation, ricevuta il 16 settembre, l’amabilissimo ente mi avrebbe organizzato il viaggio, mi sarebbero venuti a prendere all’aeroporto o alla stazione, mi avrebbero portato nei loro confortevoli uffici di haut designe per firmare le carte previste, dopodiché mi avrebbero accompagnato in una sistemazione d’albergo temporanea a 2euro al giorno, finché insieme, come nella favola di cappuccetto rosso senza il lupo, non si sarebbe trovata quella definitiva.
(en passant inoltre leggo sull'attestation che sono iscritta a un "master professionale di arte e design"!!!! - vedi sopra il riferimento alla sfumatura ABnormal :| )
Orbene. Io che dovrei fare? Le denuncio? Le percuoto? Le scuoio vive? Spedisco loro dell’antrace?
Contro la manciata d’euro di cui sopra, parliamo quasi di un migliaio…
Contro i leprotti e i fiorellini dell’immaginario Egidiano, sono apparsi l’incredibile Hulk, i lupi mannari di Underworld (intendo i primigeni), gli zombi di Romero e ci siamo persi un numero forfettario di neuroni, più bruciati di quelli di un tossico di LSD. E infine si è manifestato pure Satana!!!!!!!!!

Il delirio


Ora, il problema, il tarlo infinito: era l’alloggio, quello temporaneo e quello definitivo, perché io letteralmente non avevo la più pallida idea se e come il gestore della borsa avrebbe affrontato questo aspetto….NON AVENDO ANCORA AVUTO ALCUN CONTATTO!!! (repetita iuvant). Ora (e 2) urgeva la mia permanenza in Francia, ma trovare un alloggio di qualsiasi tipo in questo periodo e con una tempistica, diciamocelo: ridicola!!! è, eufemisticamente parlando, un INFERNO (me l’avranno detto un…facciamo un forfait di 20 volte, con il mio accidente annesso….che me lo dici affà?!?!? Già sto in ansia!). Così mentre cambiavo abitazione, seguivo le lezioni e le menate dell’università, chiamavo Laura piangendo (pure Laura santa subito), mi orientavo in codesto picciol paesino con du autobus e una corriera, mi facevo la sim francese per evitare bollette esorbitanti, m’ingegnavo per l’istesso motivo ad attrezzarmi per le telefonate skype, spappolavo le ovaie a Elena, camminavo e camminavo (3 stimmate di vesciche al 3° giorno come il Criscto, ma almeno lui risorgeva) perché non volevo prendere il metrò ché sono claustrofobica (ovviamente poi ho ceduto)….insomma inframezzo a questi ameni passatempi, stavo ore e ore al pc per cercare almeno una sistemazione da domenica, giorno di partenza dall’hotel. 
Allordunque si trova quest’altra sistemazione grazie anche a Elena che si è messa a smanettare, visto che io stavo rischiando il multicrollo nervoso, perché comunque non potevo andare avanti 5 giorni di qui e 5 di là e quindi dovevo darmi da fare per trovare un alloggio permanente.
Finché in mezzo al delirio, c’è stato un momento in cui mi sono cristallizzata, o meglio incantata come i vecchi LP, quando saltava la puntina sulle stesse tre note, e avevo la percezione di me stessa che si divideva in altre 4 Manulela, che se ne andavano a loro volta ad eseguire i loro compiti. Ero appena arrivata all’albergo, dove Radi, il concierge che si annovera nella quadriade di angeli (Elena era implicita) mi stava apparecchiando una postazione internet nella sala in cui si fa la colazione (vedi albergo 2 stelle), perché mi era appena arrivato un messaggio da un'agenzia che mi invitava a “fermare” un B&B per domenica, visto che me ne erano già sfuggiti 2 nei modi più allucinanti, dovevo muovermi subito, ma al solito, (vedi burocrazia francese et palle giganterrime), dovevo preparare un documento, ovvero stamparlo, firmarlo, faxarlo, pagare i diritti all’agenzia e cercare un assicuratore (NON-CHIEDETEMI). Erano le 2, prima di partire avevo inviato un messaggio al professeur che dovevo vedere alle 3 all’uni, perché avevo paura di sbagliare orario in tutto quel casino. Sarà la “puntualizzazione” francese, sarà che ancora non ho una sufficiente padronanza con la lingua, il prof mi risponde in un modo che mi gela. Non sapevo letteralmente cosa volesse dire. Non sapevo se rispondere o andare di filato al ricevimento. Allora sono rimasta nel giardino (un cortiletto con tre sedie) con la sigaretta in mano che si fumava da sola, a fissare il messaggio, e le altre me sono partite a mandare mail, a fare il pagamento, a capire come compilare un pdf che non può essere salvato, stamparlo, firmarlo e faxarlo da qualche parte lì intorno, a prendere la metro per andare all’uni, a usare il dizionario per tradurre il messaggio del prof. La puntina continuava a saltare, e la sigaretta era finita. Le altre me stesse pur se solerti, non concludevano niente. Ho smesso di pensare.
Sono andata da Radi. Mi sono fatta spiegare il messaggio (avevo sbagliato la parola), ho messo il doc nella chiavetta, l’ho compilato a mano  e lui me l’ha faxato con il fax dell’albergo, mentre mi consigliava, vista la situazione di lasciare perdere l’università per pochi giorni, altrimenti sarei impazzita. Ho chiamato il prof e spostato l’appuntamento.
Non mi era mai successo, e di situazioni stressanti ne ho vissute, vedi la dislocazione di 90 alunni che vogliono fare una lezione di danza country in un’aula con una capienza di 30 persone…a Danza in Fiera. Insomma non mi ero mai cristallizzata, ma alla fine è stata un’esperienza che "mi ha dato delle soddisfazioni". Perché in quel momento ho sentito di aver superato i miei limiti. Ero nel panico, tanto da esserne immobilizzata, e continuavo a voler portare avanti tutto anche se ero allo stremo.
Du piccioni con una fava, ho surclassato l’ansia e la sindrome da wonder woman.
E Radi è diventato mio amico ovviamente.
Siccome siamo nel pathos, per non dire patetico, vorrei concludere con un paio di note riflessive: per ora ho l’impressione che questa metropoli alla fine non sia così dura come la dipingono. I francesi non sono ovviamente estroversi e accoglienti come noi italiani, ma ti sorridono quando li avvicini perché hai bisogno, e ti aiutano. A parte gli angeli di prossima beatificazione, io sto imparando il francese nelle panetterie, nei supermercati, ai cafè, nelle librerie, quando chiedo qualcosa biascicando suoni inintelligibili e mi faccio dire il nome di una cosa, come si pronuncia esattamente. E 9 su 10 si divertono ad insegnarmi la loro lingua. Quell’uno in genere lo mando a quel paese con una perifrasi in italiano. Oppure ti spiegano come funziona qualcosa. E lo trovo bellissimo. E non ti senti sola o sperduta, hai come una sensazione di serenità. Perché d’altronde qui ho la mia migliore amica di sempre: Parigi!!!!

Veniamo a noi ovvero a quei poveracci che mi hanno seguito e visto in condizioni che nemmeno la creatura di Frankenstein dopo la fuga dal suo creatore!


Proseguendo in termini aulici e ratificati dall’Accademia della Crusca, quella troia dell’ambasciata m’ha chiamato lunedì, che io ero bell’e partita giovedì, visto che le professeur (quello del mémoire) m’aveva mandato un messaggio da trasformarti il sangue in triellina (“ma cosa ci fa ancora in Italia quando la sua presenza è necessaria qui e adesso?!?!?). Ella però che ancora non si meritava l’appellativo di corte di cui sopra (N.B. non ancora), non era colei che una volta finita l’ottava impresa di Ercole era disparue come la nebbiolina del letame  in una stalla di ….(l’accostamento con l’animale è voluto) bloccandomi proprio quando dovevo partire. Era un’altra, damigella anch’essa dotata di enorme ingegno ma soprattutto di cognizione di causa pertinente il suo lavoro medesimo, acume svelatosi immantinente con la domanda “ Dunque lei parte la prossima settimana giusto?”, al che le volevo rispondere, “ senta ma lei con chi ha parlato del mio caso, col macellaio di sotto, mentre si faceva disossare la bistecca di manzo, sicuramente più densa di connessioni sinaptiche di quante ce ne siano in tutta l’ambasciata!?!”.
Ma dirlo in francese era difficile.
Così ci spieghiamo, lei si scusa per la collega, che per quel che mi riguarda in quanto ad accidenti si fa sicuramente da 2 a 4 mesi a letto con la pleurite gastrica e un fuoco di sant’Antonio che levati! E mi chiede (notare il particolare apparentemente insignificante ma che si rivelerà in futuro definitivo, nella denotazione circa la sfumatura ABnormal della suddetta) 2 dati che mancavano per il dossier da spedire a Egide, tra cui il corso di studi che seguo a Parigi. Tutto a posto. Si manda il dossier e via si parte (l’alloggio e i soldi per Dio!!!).
In quei giorni  ero ospitata in una cameretta di un appartamento di un amico di Elena, con il mio portatile e DEO GRATIA  (e pure alla Madonna e tutti i santi e le sante che sono stati torturati dilapidati e perseguitati in nome di nostro signore e bla blablà….) con la connessione Wi-Fi,  ove Yael, la sorella, è stata ospitale come un angelo, santa subito, giusto per dire che ero arrabattata alla meglio, dicevo la futura vincitrice del premio Nobel per l’acume mi richiama, (ore 18.25) mentre ero appena scesa da un bus e ignoravo dove fossi, (c’era una tramvia, per un attimo ho pensato di essere entrata in un wormhole spaziotemporale e di essere a Firenze) e mi sgancia il solito “ aioòjpa jiojapf ippj af p FIòI fijoasgaò jòPO OPà A FJIAJFJ jiajp a jjop jaf “ al che sfavata, che manco madre Teresa ce l’avrebbe fatta, le chiedo di parlarmi in italiano, ché c’era un casino intorno (rue d’Alesia è tipo viale Talenti x 4….tramvia inclusa appunto), e mi fa tutta charmante “ha la possibilità di fare una scannerizzazione della sua iscrizione e mandarmela adesso? Perché mi serve per mandare il dossier a Egide”, e io “mais surement! Visto che ci sono le mando anche un rosario di mavvattelatronc….. in formato jpeg così posso aggiungere delle raffinate decorazioni in art déco, tipiche di quei formulari preconfezionati degli studi grafici di Saint-Germain-des Près”.
Ora il bello di Parigi è che nella maggior parte degli arrondissements TROVI TUTTO. Ti vuoi fare le unghie come l’Ale? Lavarti i panni? Ristrutturare una sedia? Scannerizzare un documento e inviarlo con un messaggio annesso? Te cammina che prima o poi lo trovi. Fatto.
Al che mandato quello uno pensa sia finita, ma finita finita. E INVECE NO NO NO NO NO NO NO NO NO!!!!!!
Perché l’ultimo consiglio della celebrolesa è stato quello di dirmi di aspettare che Egide mi contattasse.
Ordunque, chiunque di voi, che per una malsana curiosità volesse aprire la pagina del sito di Egide, ci legge che la prima cosa da fare quando arrivi in Francia è andare da loro, ANDARE, NON ASPETTARE CHE TI CONTATTINO. Ma io più lobotomizzata di lei seguo il suo consiglio. (fino ad un certo punto: vedi post: “Le Grand Egide”).

Prologo parte seconda

Trovavamisi in uno stato compulsivo delirante  -  d’altronde essere svegliata dalla tua bella con la frase ”Manu ho avuto una soffiata: sembra che la prima voglia rinunciare” provocherebbe uno schizzo acrobatico brancolante dal letto anche al Dalai Lama, seguito poi da un grandangolare su Notre Dame de Paris come futuro prossimo – quando mi telefonano tempo “lavaggio viso direttamente dalla fonte del Monte Bianco+ caffè triplo+training psicotico-autogeno” dall’istituto francese. Trattavasi della leggiadra (quando cammina lo charme delle sue camicette di tulle e dei suoi tacchetti intonano la marsigliese) direttrice, che ovviamente non ci pensa proprio a spiegarmi la cosa in italiano, (non lo sa!) dimodoché – e questa è la modalità che a tutt’oggi sussiste nella ville Lumière – scatta il servomeccanismo di soccorso: “capta le parole chiave ed elabora”.
La conversazione è stata quindi recepita nel modo che segue: je suis très heureuse de vouo sdi iè p jiwoiewi candidat jvoi wpòwf jijqw renoncé ioowioh  w jppoj c’est à vous maintenant iopjw iq ijpow problème bureaucratique jiopj vqjoj vj “
Finale della conversazione: si va beh vengo lì vai. (in francese ovvio).
Cosicché, giusto perché paese dove vai abitudini che prendi, tra istituto e ambasciata francese (nello specifico n.3 persone…che non abbiano a infangare il nome di nessun altro!!!) hanno tirato su un casino con sta borsa, che perfino gli ortolani del mercato ortofrutticolo di viale Guidoni avrebbero saputo organizzare meglio e SPIEGARE la cosa in modo esaustivo ed efficace. Tra strangolamenti fonetici francoitaliani mi si comunica che sì il progetto di studio va bene, che poi forse boh vediamo se si pubblica, intanto però bisogna iscriversi a una università francese di mia scelta.
Perché?
E di nuovo entriamo in una tematica che sarà sicuramente oggetto di un mio lisergico post: l’organizzazione burocratica francese. In cui vorrei far notare che “organizzazione” e “burocrazia” si intrecciano in un’inestinguibile intesa, che va oltre!!! Ben oltre le normali questioni ufficiali!!! Qui parliamo di  lingua, di costumi….ma non voglio anticipare i vostri sicuri brividi di piacere, nel conoscere questa frizzantissima qualità francese.
Dicevamo l’università: eh sì perché la borsa è una donazione di un privato all’istituto ma l’ambasciata (ah bon) doveva trovare una formula di erogazione, mica può farmi un assegno di € 20.000?
E con cognizione di GIUSTA causa ci chiediamo a furor di popolo “perché no?!?!?!?”. Io devo studiare un lungo manoscritto scritto peggio delle ricette del mio dottore, ci metto se va bene un 5-6 mesi, il manoscritto è di un tipo di Parigi, vado lì, faccio il mio, scrivo l’essai e torno.
Problemi?
Nella teologia franco-burocratichese ci troviamo al di là dell’universo conosciuto.
A – anche se è un fondo privato fa parte comunque di una borsa del governo francese (e qui vorrei far notare il velato controsenso ma non polemizziamo)
B – essendo tale deve essere gestita da un’agenzia governativa francese: (Le Grand) Egide
C – Egide si occupa solo di studenti (e io “eccomi qua, sono iscritta in Italia”) ah non! Étudiante française!
E il progetto? Ma “naturalmente” diventa un mémoire (che sarebbe la loro tesi).
E la pubblicazione? Jai jp jòI JPàoj àoj OP EJP  Jiòipjpoàa  jpsjop sp pvsa hoòoiaòa npafoj pjpaf jo jpjop …..
……nessuna parola chiave rilevante.
Et voilà.
Confesso che uscita dall’istituto ho chiamato Elena e mi sono messa a piangere come una bambina dalla gioia. Insomma…………………SAREI ANDATA A VIVERE A PARIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIS!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Avrebbe pianto anche Terminator!!!!

Fu così (solenne e rodata formula d’incipit tragico) che nel nefasto ma folgorante giorno del 24 luglio 2011 ebbe inizio la febbricitante, travolgente, folgorante démarche per iscrivermi all’università francese. Perché s’intende, ci dovevo pensare io!!!!
E per non dilungarmi su una vicenda che m’ha preso ore di sonno, le poche energie zen che possedevo, prosciugato la mia e la di tante altre persone pazienza, vi faccio dono solo di qualche assaggio della questione.
-        PRIMA si trova il professore con cui fare il mémoire. (il professore un t’ha mai visto e sta a mille chilometri di distanza…..vorrei far notare)
-        L’iscrizione consta di 4 tappe:

  1.         Pseudo iscrizione on line dalla quale il sistema genera un dossier.
  2.          Scarichi il dossier in cui ti chiedono anche la pagella di quinta superiore (mi sono rifiutata!) e la traduzione dei traduttori agées (che ad agosto ….è pieno!!! Perché non penserete mica che uno s’iscrive un po’ quando cazzo gli pare!!! Siéééééééé! Dal 25 agosto, e poi dopo che ti scarichi il dossier dove ti chiedono anche il numero di scarpe di tu mà certificato dal consolato italiano, ti danno 8 GIORNI per spedirlo.)
  3.             s’aspetta l’autorisation, perché possono anche non accettarti, con la quale si va in Francia e si fa quella amministrativa
  4.           poi t’aggiri come una tonta per uno dei sei batiments dell’uni, chiappi una di fronte alla porta dove c’è scritto “inscription pédagogique”. Evvai!! E menomale che sono italiana!! Nel senso che alla fine … e ci si districa!!! Ho chiesto anche agli alberi dove dovevo andare!!!
Ma ve l’immaginate lo sparuto dipartimento di francesistica in confronto a un parco circondato da grattacieli nani?!?!?
Et enfin (ma state ancora leggendo?!?!?) finché non m’iscrivevo la borsa non partiva!
Vive la France!!!!